Accademia Burgo

da | 28 Mag, 2018

Il desiderio di evadere da un paese povero del sud Italia dove aveva vissuto con il papà contadino e la mamma infermiera. L’arrivo a Milano e i lavori più disparati: dal cameriere al fattorino. L’incontro fortunato, considerato l’ultima chance, con Fabbri editori. Arriva la svolta con la vendita delle enciclopedie. Dalla povertà all’emancipazione nell’Italia del dopoguerra.

Una storia di contrasti quella di Fernando Burgo. Oggi nel suo studio di Piazza San Babila conserva ogni ricordo, ogni pensiero dei suoi studenti, ogni ritaglio di giornale a testimonianza di quello che è accaduto in mezzo secolo di vita. La sua porta è sempre aperta: l’uomo di successo, che ha portato il made in Italy in tutto il mondo, è continuamente in contatto con gli allievi, con i docenti, con il personale dell’Istituto: “Spesso entro nelle aule, seguo i corsi, la passione per il lavoro è un grande amore”.

L’Istituto di moda Burgo è stato fondato nel 1961. Le sue sedi principali sono a Milano e a Roma e il suo nome è arrivato persino in Nigeria, in Kazakistan, in Egitto dove coordinano e insegnano ex allievi dell’Accademia.

Le nostre peculiarità? “Il materiale didattico è stato brevettato dal nostro Istituto – spiega Fernando Burgo – e spiccano in particolare due testi: Il Figurino e il Modellismo di cui siamo davvero fieri perché vengono utilizzati anche da altre scuole e hanno dei programmi moderni che vengono aggiornati ogni due anni”. Ma “se siamo arrivati fin qui il merito è anche del nostro metodo che si basa su lezioni pratiche individuali con classi di otto allieve ciascuna”. E poi c’è il modello aziendale: “Tutto il personale della scuola gode di contratti di lavoro con ogni garanzia” perché “la qualità del lavoro per noi è fondamentale”, così come “la competenza delle insegnanti che sono davvero bravissime”.

La moda per Fernando Burgo trova “la massima fonte di ispirazione nelle donne e nella loro propensione al bello”. Tutto è cominciato alla fine degli anni 50’ quando Fernando ebbe l’intuizione di organizzare dei corsi di taglio e cucito in alcune realtà del bergamasco. Il primo fu ospitato da un convento. “C’era una grande richiesta da parte delle ragazze di imparare. In quel momento c’era un concetto di moda di tipo familiare. Poi ad un certo punto mi resi conto, grazie anche ad un’insegnante, che era giunto il momento di fare il salto di qualità. Tornammo a Milano e questa storia ebbe inizio”. Ed ora la più grande soddisfazione sono “le ex allieve che vengono a trovarci e ci dicono che grazie alla nostra scuola hanno trovato lavoro”. Circa “il 40% delle nostre ragazze viene chiamato da importanti stilisti”.

Il Futuro? “Implementare le nostre scuole in Italia e all’estero, in tutto il Mondo”.

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